In gran parte della Sardegna la Settimana Santa raggiunge il suo culmine tra il Giovedì e il Venerdì santo. A Castelsardo, invece, il giorno più importante è il lunedì che precede la Pasqua: il Lunissanti. È una giornata intera di riti, canti e cammino, che comincia al mattino presto e si chiude a tarda sera nel borgo illuminato soltanto dalle fiaccole. Chi arriva nel nord-ovest in primavera, in quei giorni, ha l'occasione di assistere a una delle tradizioni religiose più intense dell'isola.
Castelsardo è a circa 15 chilometri dalla villa, una ventina di minuti di strada. La data cambia ogni anno perché segue il calendario della Pasqua: di norma cade tra marzo e aprile.
La confraternita e i suoi simboli
Custode del Lunissanti è la Confraternita dell'Oratorio di Santa Croce, che da generazioni tramanda simboli, gesti e canti. Le radici di questi riti affondano nel medioevo e nel periodo della dominazione spagnola, e si avvertono ancora oggi nella solennità della processione e nella lingua dei canti.
Protagonisti sono gli Apostoli, confratelli che indossano una veste bianca stretta in vita da un cordone e hanno il volto coperto da un cappuccio bianco. Sono loro a portare i Misteri, gli oggetti che rappresentano gli strumenti della Passione di Cristo. Accanto a loro camminano i cantori, divisi in tre cori.
Il mattino: da Santa Maria a Tergu
La giornata comincia molto presto con la messa nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, davanti all'altare del Cristo Nero. Al termine i Misteri vengono consegnati agli Apostoli e i tre cori intonano i canti che accompagneranno tutta la giornata: il Miserere, lo Stabat e lo Jesu.
Poi comincia il pellegrinaggio verso la chiesa di Nostra Signora di Tergu, nella campagna a pochi chilometri da Castelsardo. Qui la processione riprende con la presentazione dei Misteri alla Madonna e con la messa solenne. Segue un momento conviviale: i partecipanti pranzano insieme all'aperto, sul prato.
La chiesa di Tergu merita una visita anche in un altro periodo dell'anno. È un bell'esempio di romanico sardo, costruita con blocchi di trachite rossa e inserti di calcare chiaro che danno alla facciata un effetto bicolore. Nel medioevo era legata a un importante monastero benedettino, dipendente dall'abbazia di Montecassino.
La sera: il borgo al buio e le fiaccole
Il momento più suggestivo arriva con il buio. Rientrati a Castelsardo, i confratelli danno vita alla processione notturna nel centro storico: le luci vengono spente e le stradine sono illuminate soltanto dalle fiaccole. Il corteo parte dalla cattedrale di Sant'Antonio e raggiunge la chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove il pellegrinaggio si conclude solo in tarda serata.
Nella penombra si sentono i canti polifonici, eseguiti da quattro voci maschili: un suono antico e profondo, che non ha bisogno di traduzioni. È un'emozione che resta, anche per chi non è credente, e che racconta più di tante parole il legame tra il borgo e la sua storia.
Informarsi e organizzarsi
Il programma della giornata viene pubblicato di anno in anno dalla Confraternita di Santa Croce: prima di partire consultate i suoi canali ufficiali e quelli del Comune di Castelsardo, per conoscere i dettagli aggiornati e le indicazioni per chi assiste. La primavera, poi, è un periodo piacevole per scoprire il nord-ovest con calma, lontano dalla folla dell'estate.
Dopo una sera così intensa, il rientro alla villa è breve, circa 20 minuti. Vi aspettano la quiete del giardino, le camere matrimoniali e, al mattino, la vista sul golfo dell'Asinara: il modo giusto per custodire il ricordo di una tradizione che a Castelsardo si tramanda da secoli.
Primavera tra borghi e tradizioni
Castelsardo è a circa 20 minuti dalla villa: dopo il Lunissanti vi aspettano la quiete del giardino e la vista sul golfo dell'Asinara.